MagnaCarta 2

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MagnaCarta è una serie che vanta due capitoli prima di questo: un prequel uscito solo in Giappone per PC e MagnaCarta: Tears of Blood per PS2. Per me fu strano vedere che questo “secondo” capitolo uscì come esclusiva per Xbox 360, ma già apprezzato molto il primo capitolo, mi sentii in dovere di dargli un tentativo, che fosse in quell’anno, o più avanti (molto più avanti, contando che l’ho preso nel 2016). Ed ecco cosa ne è venuto fuori da tutto questo, a freddo.

GIU’ NEL LANZHEIM

Ambientato in un altro universo narrativo rispetto al primo capitolo, MagnaCarta 2 (pronunciato senza dittongo, come Wagner, e suona più solenne) narra la storia di un impero devastato da un dittatore, che ha ucciso la sua regina per prendere il potere e dominare su tutto il Lanzheim, al quale la principessa Rzephilda si ribella. Juto, il protagonista, è un ragazzo che ha perso la memoria e che vive su un’isola lontana da questo conflitto, ma si ritrova suo malgrado a combattere una guerra civile che sconvolge il Lanzheim da ormai due anni, a fianco della principessa. Dirvi ora cosa c’entri Carta in tutto questo sarebbe uno spoiler, per cui la descrizione finisce qui.
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Ops, non proprio questa Carta…

I personaggi a vostra disposizione sono 6 in tutto, e per quanto inizialmente le loro figure sembrino molto stereotipate, e spesso idiote (aspettate a incontrare Celestine e capirete), di fatto si mostrano sorprendentemente ben sviluppate, e sempre importanti nel corso dell’avventura, mai banali. Specialmente nelle interazioni fra di loro, e nelle side quest dedicate, è possibile capire il loro passato, scoprire i loro segreti, e comprendere la loro personalità fino in fondo, azzeccando nei momenti giusti le reazioni e i dialoghi.

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Il cast di MagnaCarta 2

UN MISCUGLIO ACTION RPG

Similmente a Infinite Undiscovery, MagnaCarta 2 è un Action RPG, ma con alcune trovate che lo rendono molto più godibile rispetto al primo titolo citato. Immaginate un miscuglio tra Devil May Cry, il primo MagnaCarta, Infinite Undiscovery e un po’ di salsa RPG occidentale, per esempio Diablo 2. Penserete ovviamente:”Ma che caz..?”. Fate bene. Vado con ordine però, in modo da spiegare tutto e dare un senso al puzzle. Anzitutto torna dal capitolo precedente la feature del Chi, ossia l’energia ambientale con la quale i vostri personaggi possono realizzare gli incantesimi, basata sui quattro elementi, più o meno. In prossimità di un lago è più semplice accumulare energia dell’acqua, per rendervi chiaro il concetto. Rispetto al sistema precedente però è più facile sviluppare Chi, e non si è costretti ad aspettare un punto di salvataggio per liberare energia ambientale affine ai propri personaggi, rendendo più semplice tutta la formula.

Cosa prende da titoli come Devil May Cry e Diablo 2? Gli stili con separati alberi delle abilità. Ricordate la possibilità di personalizzare il proprio stile a seconda dell’arma in Devil May Cry? In MagnaCarta 2 ogni personaggio può maneggiare due armi, e con queste realizzare delle combo e delle mosse esclusive. Per potenziare lo stile entra in gioco l’albero delle abilità, specifico per ognuno di questi naturalmente. Se qualcuno si ricorda Diablo 2, ogni classe aveva tre possibili alberi delle abilità, con la possibilità di personalizzare le proprie capacità, e così si può fare in MagnaCarta 2, guadagnando punti sviluppo ogni volta che si sale di livello e scegliendo quale dei due stili privilegiare.

In cosa assomiglia invece a Infinite Undiscovery? Il sistema di combattimento action RPG, nella base, ricorda IU, con un personaggio controllato per volta, gli attacchi effettuati con la possibilità di combo alternate tra attacchi leggeri/colpo pesante, e la possibilità di utilizzare azioni contestuali. Per fortuna, questa formula viene migliorata con la possibilità di controllare TUTTI i membri del proprio party, comodamente scambiabili con le frecce del D-pad, cosa studiata apposta per la feature più figa del sistema di combattimento, che sto per illustrarvi.

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La schermata di combattimento

Ogni personaggio non può combattere attaccando all’infinito, logicamente. A stabilire questo limite è una barra della stamina che trovate in basso al centro, di fianco agli HP e al vostro Chi. Se passate il limite di stamina, entrate nella modalità Riserva, nella quale il vostro attacco aumenta del 50%, ma una volta terminata la combo diventate esausti, e dovete aspettare un po’ di tempo per riprendervi. Ma qui entra in gioco il Vincolo, ossia la possibilità di scambiare il vostro ruolo di leader con un altro membro del party con una rapida pressione del D-Pad, e lasciare che lui effettui un’altra combo con te. Se al termine di questa combo anche questo entra in riserva, avviene la Rottura empatica, ossia… Entrambi i personaggi non sono più esausti, anzi la barra della stamina è di nuovo come se aveste appena iniziato a combattere! Questa feature rende MagnaCarta 2 molto godibile dal punto di vista dei combattimenti, li rende più tattici, e allo stesso tempo riduce i tempi morti in attesa della ricarica tra un attacco e l’altro.

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Esecuzione di una catena

NON SOLO TETTE: COMPARTO TECNICO

A livello tecnico, mentre da un lato MagnaCarta 2 si distingue con un’ottima colonna sonora, e con artwork bellissimi, dall’altro lato è proprio il comparto grafico a peccare. Tra textures che non vengono caricate, un rendering sommario dello scenario, e un impatto visivo che ricorda più un buon gioco per PS2 che un buon gioco per Xbox, la qualità visiva di MagnaCarta 2 viene salvata proprio dalla bellezza delle ambientazioni, dei personaggi curati nei minimi dettagli, e nella ricchezza dei colori proposti. In più di un’occasione ho pensato e notato che l’esagerazione della mostra delle tette dei personaggi femminili nella copertina non diventi un fattore attraente, ma piuttosto un deterrente che fa pensare a un gioco di qualità inferiore, o molto sessista (qualcuno ha detto Michigan?). Di fatto ci sono si delle grazie femminili in mostra all’interno del gioco, ma non più di titoli di spessore come Lost Odyssey, anzi! E molto meno di una puntata di Ciao Darwin. Posso dire che questo fattore di per sé aiuta anche a notare come pure i personaggi maschili siano dettagliati e curati nei minimi dettagli, senza farne una questione di sesso in poche parole. Ma si sa, il publisher Banpresto, troppo abituata alla pubblicazione dei robottoni di Gundam, aveva bisogno di un po’ di sfogo fisico, e allora è nata quella copertina…

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La copertina PAL di MagnaCarta 2

Passando a cose più serie, per quanto riguarda il comparto narrativo MagnaCarta2 si difende molto bene, con una storia non banale e che sa lanciare non solo dei colpi di scena di spessore, ma anche momenti molto carichi di pathos che mostrano come il titolo non voglia puntare sul sesso e su elementi sexy femminili (e questo mi fa tornare alla mente gli orgasmi di Vanille in Final Fantasy XIII, e la sua inutilità biblica), ma piuttosto su qualcosa di più profondo e complesso, che man mano che la storia avanza migliora. Anche la longevità non è male, con una buona dose di una 30ina di ore, contornata di tante secondarie che vanno cercate, e soprattutto sudate, cosa che non ho potuto non apprezzare.

In poche parole MagnaCarta 2 è uno di quei titoli che non andrebbe giudicato dalla copertina. Io per primo ho aspettato 7 anni prima di dargli una speranza per colpa sua, e me ne sono pentito, perché ci ho trovato un gran gioco, e tutto fuorché ciò che faceva immaginare la copertina. Ottima giocabilità, ottima trama, ottimi artwork, “confezionati” con un buon comparto tecnico tutto sommato. Reso ai minimi termini, un buon Action RPG consigliato soprattutto ai fan del genere, e a chi ha già apprezzato gli altri MagnaCarta.

 

PRO:

  • Ottimi personaggi, artisticamente e psicologicamente
  • Trama interessante
  • Ottima giocabilità

 

CONTRO:

  • Graficamente mediocre
  • La copertina fuorviante
  • Richiede molta pazienza per le secondarie

 

VOTO: 8/10